www.idvfvg.org

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
www.idvfvg.org

La "querelle" tra IDV e Isidoro Gottardo

E-mail Stampa PDF

Pubblichiamo la "querelle" tra IDV e Isidoro Gottardo
 
apparsa sul quotidiano Messaggero Veneto.




PRIVILEGIO DA ABOLIRE - 27-02-10, 01Prima Pagina



Promuovere il referendum per l’abrogazione dell’assegno vitalizio e dell’indennità di fine mandato o di fine carica dei consiglieri e degli assessori regionali in Fvg è un’iniziativa opportuna e ritengo che Idv debba sostenerla, aiutando il comitato referendario nella gravosa organizzazione della raccolta delle 30.000 firme necessarie. Presto si inizierà la nuova campagna referendaria e Idv, dopo il successo riscontrato sul lodo Alfano, promuoverà in primavera un’iniziativa per l’abrogazione della legge sulla privatizzazione delle acque. Quello delle acque è un tema sensibile, che investe anche la politica regionale, nella quale proprio ieri si è levata la protesta dei 30.000 pescatori sportivi regionali. La campagna referendaria comprende anche un’iniziativa contro la legge che ha reintrodotto la politica del nucleare in Italia in barba all’esito plebiscitario (80,6%) dei ben tre referendum popolari dell’8 e del 9 novembre del 1987 che l’avevano rifiutata. L’Italia dei valori inFriuli Venezia Giulia ben potrà, ritengo, intraprendere assieme a queste delle altre azioni politiche e legislative in regione, organizzando i banchetti nelle piazze e affiancandosi al comitato coordinato dal collega avvocato Gianni Ortis (a cui si sono associati i miei concittadini e consiglieri comunali di Cividale Andrea Martinis e Paolo Moratti). L’obiezione di chi osserva che i vitalizi e le indennità di reinserimento sono riconosciuti anche nelle altre Regioni e in Parlamento e che quindi non sarebbe il caso di discriminare i politici locali dagli altri non mi pare una buona ragione per giustificare l’ignavia e un’indolente inerzia: siamo o no la terra di “salts, onests e lavoradors”, come recita l’antico motto? È meritorio, semmai, che proprio dal Friuli, risorto con il lavoro della sua galassia di micro e piccole imprese e dal pragmatismo operoso del dopo-terremoto, si elevi un percorso civico e politico teso ad attenuare il gap sempre più ampio tra la società civile e il potere. Può essere, cioè, un’esperienza pilota che scuota dal torpore anche la politica nazionale: a parole e soprattutto alle scadenze elettorali sono tanti i leader disposti a sopportare tali sacrifici ma, nei fatti, la politica si dimostra poi sempre riluttante ad affrontare e a varare riforme su questo settore; semmai, quando poi lo fa, tradisce obiettivi esattamente antitetici, come dimostrano l’odierna discussione sul ripristino delle immunità parlamentari e il varo di continue leggi ad personam per sottrarre i più alti rappresentanti del popolo all’obbligo del rispetto delle leggi, anche penali, che solo il comune cittadino sembra dover rispettare! Noi dell’Idv vogliamo dare una testimonianza di impegno civico e politico ben diverso e auspichiamo che che dal Fvg si mobiliti una riflessione sull’anacronistica superfetazione dei privilegi della classe politica. L’auspicabile cancellazione di questi istituti non avrà certo effetti taumaturgici sul debito pubblico nazionale che, con l’attuale governo di centro-destra, ha battuto il record del deficit con 1.800 miliardi di euro, ma l’assegno vitalizio e l’indennità di fine mandato hanno comunque una loro incidenza economica sui bilanci pubblici: nel solo bilancio di previsione regionale per il 2010, 8 milioni di euro sono riservati ai vitalizi e 460.000 euro alle indennità di reinserimento, a fronte di contribuzioni degli interessati pari a meno di 1/7 della spesa. La discussione sul punto che si tratti di una retribuzione differita o di una prestazione previdenziale o assicurativa rischia di sviarci dal problema: l’esperienza quotidiana di tutte le altre categorie di lavoratori o di pensionati evidenzia, soprattutto nell’attuale crisi, che queste prebende garantite dalla politica ai politici non sono sorrette da alcuna logica economica, ma si alimentano in modo parassitario col profluvio fiscale dei cittadini. L’appello a rinunciare ai vitalizi dell’arcivescovo di Torino, il cardinale Poletto, e l’amplificazione che ha avuto tale messaggio sul cupolone di San Pietro danno il segno che la misura è colma. Carlo Monai - deputato Italia dei valori

PIÙ COERENZA - 01-03-10, 02Attualità

di ISIDORO GOTTARDO Parla di privilegi, ma gli sfugge che la prima causa di distacco è di quella classe politica o di quell’eletto che, ricevuto il consenso, dimentica di lavorare per il bene comune, cavalca la demagogia e non risolve i problemi. Quando la crisi economica attanaglia famiglie e imprese, anche i consueti benefit per chi è eletto possono diventare privilegi insopportabili. Tant’è che Camera e Senato ne hanno dal 1º gennaio scorso giustamente cancellati già alcuni. Su pensioni o vitalizi che si chiamino e su indennità di fine rapporto c’è da discutere nel merito. C’è chi dedica al mandato un impegno professionale esclusivo con tutto il tempo che serve e chi no. Questo deve fare differenza? Vi sono conflitti di interessi dai quali un legislatore o amministratore deve essere estraneo e quindi necessariamente autosufficiente per non subire condizionamenti economici esterni. Così avviene in tutte le democrazie del mondo. Guardando alle esagerazioni determinatesi in molte regioni italiane (i dati dicono che
il Friuli Venezia Giulia è fra quelle spartane) intervenire è necessario, tant’è che in settimana con legge il Parlamento si accinge a mettere paletti sulle indennità percepite a qualsiasi titolo. Dopo aver letto il suo intervento sul Messaggero Veneto, chiedo al collega Monai: è privilegio ricevere lo stipendio da parlamentare e usare la propria posizione e il proprio tempo per svolgere contemporaneamente e nel modo più redditizio anche la propria libera professione? Chiedo: è morale, o per lo meno opportuno, fare il parlamentare e candidarsi contemporaneamente a sindaco del proprio Comune quando è chiaro che non puoi fare bene né l’uno né l’altro? Prova ne sia che un sindaco non può candidarsi a parlamentare se non rinuncia a essere sindaco, viceversa sì, ma solo per un’incongruenza legislativa non ancora colmata. Tutti sappiamo che questi doppi incarichi non sono seri ed è strano constatare che in Parlamento quelli di Di Pietro, come molti di noi, denuncino questo e poi uno di loro cerchi di farlo. Se si candida sindaco di Cividale rinuncerà al posto di parlamentare? Mi chiedo se l’onorevole Monai che sentenzia contro i furbetti è lo stesso che all’aeroporto di Ronchi è stato beccato parcheggiare nell’aerea interna riservata al personale con un fastidiosissimo espediente e non in quella di tutti cittadini dove tutti pagano, compresi i suoi colleghi parlamentari. Mi chiedo a proposito di richiami alla coerenza se è lo stesso che pochi giorni prima delle elezioni del 2008 ha lasciato i Cittadini di Malattia (e Illy) per passare all’Italia dei valori, naturalmente con il premio di una doppia candidatura, a parlamentare e a consigliere regionale. Ovvio che è stata una scelta politica! Mi chiedo, visto che vuole il referendum contro «l’indennizzo di reinserimento», se due anni fa lasciando il consiglio regionale per il Parlamento ha chiesto e incassato o no la buonuscita? Ha rinunciato ora per allora al vitalizio che ha maturato da consigliere regionale? O pensa che l’abolizione dello stesso attraverso referendum debba salvaguardare chi verrà e non chi l’ha già maturato? Non è una domanda peregrina. Il presidente della Regione Tondo che chiede alla politica rigore ed essenzialità ha, con la coerenza che lo contraddistingue, rinunciato ai 300.000 euro di indennità che gli spettavano quale commissario per le grandi opere. Mi chiedo, leggendo l’intervento dell’onorevole Monai, visto che non vuole energia nucleare, non accetta la legge che, come la direttiva europea impone, introduce concorrenza e trasparenza nella gestione dei servizi locali, acquedotti inclusi, e visto che i problemi comunque esigono risposte quali siano le alternative che propone. Mi chiedo se a proposito di interessi del Friuli Venezia Giulia, il capo del suo partito, l’onorevole Di Pietro, è lo stesso che da ministro del governo Prodi ha ripetutamente negato a Illy e Galan lo stato di emergenza per l’autostrada Trieste-Venezia e quindi il commissariamento per la terza corsia. I tanti morti e gli enormi disagi per i ritardi hanno anche responsabilità politiche o no? Mi chiedo se Di Pietro è quel ministro che ha avocato a sé proprio al ministro in persona, espropriando gli enti concessionari, la nomina di commissioni giudicatrici di ogni appalto riguardante le reti autostradali. Con le conseguenze, basti guardare ad Autovie venete, di costi lievitati e tempi allungati. E, poi guarda caso, in queste commissioni romane chi ci finisce? Un ingegnere in pensione di Gorizia già candidato con l’Italia dei valori e un ingegnere molisano. Evidentemente questi garantivano più professionalità rispetto ai tecnici di Autovie venete. Sono dati documentati in Parlamento e che nessuno ha mai potuto smentire. Come dice l’onorevole Monai, il Friuli è terra di “sants, onests e lavoradors”, ma, aggiungo io, non di stupidi; è una terra che apprezza coerenza (avere titolo per parlare) e che applica innanzi tutto a se stesso le regole che vuole per gli altri. Mi pare chiaro quindi che la politica debba recuperare il massimo di coerenza e serietà. Per l’appunto, coerenza! Il fatto che l’Italia dei valori in Fvg cerchi di mettere cappello a iniziative referendarie di comitati spontanei con lo scopo di trainare così proprie iniziative referendarie nazionali mi pare il segno evidente di furbizia elevata a potenza.
Isidoro Gottardo - Coordinatore regionale Popolo della libertà

 

 Accuse di incoerenza cariche, rendite e vitalizi
Pordenone - Udine 05/03/2010  pag. 21  Gorizia 05/03/2010 pag. 17

Dibattito L’onorevole Gottardo elogia il Parlamento per aver «cancellato già alcuni privilegi» dal primo gennaio scorso, come risposta «alla crisi economica che attanaglia famiglie e imprese». Va spiegata la portata di questo taglio dei benefit della “casta”, perché Gottardo non li cita e ben pochi sanno che, fino allo scorso anno, non solo i parlamentari in carica, ma anche quelli cessati godevano a vita della gratuità – a spese della Camera di appartenenza – dei pedaggi autostradali e di voli aerei e treni: il grande sacrificio imposto dal 1º gennaio ha ridotto questi benefici dimezzando il plafond per le spese dei viaggi ferroviari e aerei e limitando la platea dei beneficiari sempre riferita agli ex parlamentari... Non mi pare, sinceramente, un sacrificio esemplare! L’esponente del Pdl sottolinea che l’assegno vitalizio e l’indennità di fine mandato dovrebbero essere discussi nel merito e si chiede se non possa esserci un trattamento preferenziale tra chi è un professionista della politica e chi invece svolge, magari per un periodo soltanto della propria vita, un mandato elettivo conciliandolo con il proprio lavoro autonomo. Queste osservazioni che “c’azzeccano” con l’assegno vitalizio che è un privilegio assurdo tanto che può scattare dopo soli due anni e mezzo di mandato! Il sistema delle indennità tiene già conto, con il meccanismo della diaria che è negata in caso di assenza, della possibile sovrapposizione di impegni sia per chi vive solo di politica sia per chi continua a svolgere altre attività lavorative. In questa seconda platea di parlamentari – ed è notorio che gli avvocati siano le figure meglio rappresentate in Parlamento in entrambi gli schieramenti – ci sono persone come l’onorevole Monai che partecipano prioritariamente e sistematicamente alle attività istituzionali e che hanno conciliato gli impegni professionali organizzando uno staff di avvocati che lo sostituisce nei tribunali, e ce ne sono altri, come per esempio l’onorevole Ghedini e il senatore Longo, che invece disertano le aule di Montecitorio o di palazzo Madama per la loro professione di avvocati (del premier). Quanto alla compatibilità tra le cariche di sindaco e di deputato, è la legge che ammette questo doppio ruolo per comuni al di sotto dei 15.000 abitanti: ciò non toglie che l’onorevole Monai abbia annunciato alla stampa la sua disponibilità a valutare, nell’esclusivo interesse della sua città, persino di rinunciare al mandato parlamentare ove fosse candidato ed eletto sindaco (e c’è da credergli, visto che nel 2003 si dimise da consigliere comunale appena eletto in Regione a differenza di altri, dello stesso partito di Gottardo, che mantengono ancor oggi quel doppio mandato). Le accuse di Gottardo dovrebbero essere, semmai, rivolte al suo ministro Brunetta che ha, invece, espresso la ferma intenzione di restare al governo anche ove mai fosse eletto sindaco di Venezia! Né può essere addebitato all’onorevole Monai una supposta incoerenza per essere stato anch’egli consigliere regionale con Illy: lui, a differenza di Gottardo che nella sua lunga carriera politica è passato attraverso ben diverse esperienze, completò il mandato nelle file dei Cittadini, di cui fu co-fondatore, e scelse l’Idv per un progetto politico che si attuò anche con la creazione del gruppo unico in consiglio regionale attese le analoghe sensibilità su temi ambientali e di impegno civile. Ricordo, semmai, che Carlo Monai fu rieletto in Regione anche nell’aprile del 2008 e che egli non solo si dimise alla prima seduta di consiglio il 6 maggio 2008, ma rinunciò all’indennità mensile, che pure gli sarebbe spettata. Gottardo, invece, nell’VIII legislatura regionale votò la legge con cui il centro-destra abbassò il limite temporale per beneficiare dell’assegno vitalizio dopo soli 15 mesi: fu proprio Monai, con il primo suo disegno di legge, che contribuì ad abrogare questa rarità normativa nel panorama nazionale! L’amministrazione Tondo di oggi, peraltro, pare non abbia mutato i propri appetiti se solo pensiamo al recente aumento della diaria dei consiglieri, avvenuto con un “fuori sacco” nel corso dell’ultima finanziaria regionale e a cui Idv si è opposta tenacemente. Quanto ai referendum nazionali, la scelta di Italia dei valori di far abrogare ai cittadini le norme che il centro-destra ha approvato sulla privatizzazione dell’acqua – cui il nostro paese non era affatto obbligato dall’Ue – sono coerenti con la difesa di quelle che sono le prerogative del “bene comune”: l’acqua è essenziale come l’aria che respiriamo, non può essere una “merce”. Il solo pensiero che gruppi di potere privati possano appropriarsene per ottenerne un guadagno facendone triplicare o quadruplicare le bollette è qualcosa che noi di Italia dei valori aborriamo e intendiamo chiedere ai cittadini, anche elettori del centro-destra, se siano mai d’accordo. Quanto al nucleare, il popolo italiano si era già pronunciato, bocciandolo all’80%: riteniamo corretto e democratico chiedere che cosa pensano gli italiani di questa imposizione del governo. Il costo del nucleare grava sulla generazione attuale e sulle generazioni future, i rischi legati allo stoccaggio del materiale radioattivo, che decade solo dopo centinaia di migliaia di anni, sono un problema ancora irrisolto. Come Italia dei valori siamo convinti che anche l’Italia dovrebbe, invece, incentivare le energie rinnovabili: eolico e solare, grazie alle moderne tecnologie, consentono rendite significative e possono essere una valida alternativa alle centrali nucleari ed essere complementari alle fonti energetiche tradizionali. Peraltro, noi riteniamo che i metanodotti o i rigassificatori costruiti a oltre 20 km dalla costa siano una soluzione immediata per abbandonare totalmente le centrali a carbone e petrolio, responsabili dell’effetto serra e dei cambiamenti climatici in atto. Le accuse che Gottardo rivolge a Idv in tema di coerenza, quindi, sono tutte fuori luogo: pensi, invece, a quale coerenza vi sia tra chi – come è stato ormai accertato dalla Cassazione nel processo Mills – corrompe testimoni per salvarsi da altri gravi processi per corruzione della Guardia di finanza o per le tangenti di 22 miliardi pagate a Craxi e propone – in campagna elettorale – degli inasprimenti di pene per la corruzione di (altri) pubblici amministratori! Grazie anche ai Commissari straordinari tanto cari a Gottardo, la Corte dei conti ci ha appena ammonito tutti che la corruzione è aumentata in Italia in un solo anno del 229%: un po’ di controlli e di trasparenza in più, forse, non guasterebbe!

Paolo Bassi - Coordinatore regionale IDV FVG

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 11 Marzo 2010 16:32