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RONDE: UN FLOP LE DOMANDE

RONDE: UN FLOP LE DOMANDE

CORAZZA: «INVECE DI DESTRUTTURARE

IL REGOLAMENTO,

LA LEGA PRENDA ATTO DEGLI ERRORI»

 

TROPPO POCHE LE DOMANDE DEGLI ASPIRANTI "VOLONTARI PER LA SICUREZZA" CHE DOVREBBERO PATTUGLIARE LE STRADE. ALLORA LA LEGA PENSA A UNA MODIFICA DEL REGOLAMENTO EMANATO SOLO POCHI MESI FA: TOGLIERE L'OBBLIGO DI FARE GLI ESAMI DEL SANGUE E DELLE URINE E DI FARSI VISITARE DA UN MEDICO PUBBLICO. ALESSANDRO CORAZZA: «SAREBBE UNA DEREGULATION INACCETTABILE»



«Per non ammettere la sconfitta politica la Lega vuole deregolamentare il reclutamento dei volontari della sicurezza. Se il centrodestra nazionale  fa scandalo con decreti legge costruiti ad hoc per porre rimedio ai propri errori, quello regionale addirittura arriva a pensare di modificare i regolamenti che essi stessi hanno emanato, dequalificando quello che ci era stato venduto come un servizio alla comunità, pur di non fare i conti con i propri errori e con la realtà». E’ questo il commento di Alessandro Corazza, capogruppo di Italia dei Valori in Consiglio regionale, alla notizia che la Lega Nord vuole escludere l’obbligo di sottoporsi a visita da parte di un medico pubblico e di fare gli esami del sangue e delle urine. «Quella che doveva essere, secondo i proclami del centrodestra, una grande mobilitazione popolare – spiega Corazza – si è rivelato un flop. Le scarsità delle domande di aspiranti volontari per la sicurezza, anziché far riflettere la Lega sui propri errori, la sta spingendo a chiedere una deregulation che sarebbe inaccettabile».
 

Gasparini nel dipartimento europeo UPI


 
POLITICA Gasparini nominato nel dipartimento
L’Unione delle province
"affida" l’Europa all’Idv

Dal "Il Gazzettino" di Venerdì 12 Marzo 2010,
SAN VITO - (em) Un sanvitese rappresenterà l’Italia al dipartimento europeo dell’Upi. A essersi guadagnato lo scranno è Fabio Gasparini, consigliere provinciale dell’Italia dei valori, che è stato eletto di recente nel dipartimento “Europa e cooperazione internazionale” dell’Unione delle Province d’Italia (Upi). Il giovane avvocato sanvitese è entrato a far parte di un gruppo di trenta delegati, scelti tra consiglieri, assessori e presidenti di provincia di tutta Italia.
      «Il dipartimento europeo –spiega Gasparini-si distingue per un ruolo di prestigio in seno all’Upi, l’associazione che rappresenta tutte le province italiane e che svolge compiti di valorizzazione, promozione, supporto tecnico e politico in favore delle province stesse, promuovendo la tutela delle istanze locali presso il Governo e il Parlamento».
      Grazie a questa nomina, Gasparini, capogruppo Idv in consiglio provinciale e già componente dell’esecutivo dell’Upi del Friuli Venezia Giulia, andrà a ricoprire un ulteriore ruolo amministrativo di rilievo a quasi un anno dalla sua elezione in Provincia.
      «Sono molto lusingato dell’importante incarico assunto –ha dichiarato Gasparini-e assicuro fin da ora il massimo impegno a lavorare con determinazione e passione in un Dipartimento chiamato a occuparsi di tematiche di così rilevante importanza». In vista di un ripensamento del ruolo delle province Gasparini aggiunge di ritenere «che l’Europa non possa che giocare un ruolo fondamentale nel valorizzare il contesto istituzionale e socio economico per lo sviluppo degli enti locali, compresa la provincia di Pordenone e il comune di San Vito».
 

Manifestazione dell'otto marzo a Monfalcone

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Intervento del coordinatore regionale Bassi alla

manifestazione dell'otto marzo a Monfalcone


Vi è un governo e una maggioranza che, per colpa della propria incompetenza, di un diffuso senso di impunità, di una logica più di potere che di governo, non è stato nemmeno capace di presentare le proprie liste elettorali e che per rimediare a questo disastro, ha dovuto togliere un altro pezzo di libertà in questo paese, un altro pezzo di democrazia, mostrando, attraverso il decreto salva-liste tutto il proprio arrogante autoritarismo.
Verrebbe in mente il motto di Corrado Guzzanti quando diceva “siamo la casa della libertà e facciamo un po’ come cazzo ci pare".
Verrebbero in mente le leggi liberticide che il fascismo elaborò nei primi anni di regime, quando ancora la percezione dei più non era quella di vivere all’interno di un regime antidemocratico. Ecco questo miscuglio di autoritarismo che può apparire da operetta perché invece di olio di ricino ci propinano intrattenimento televisivo di bassa lega, ha minato alle fondamenta lo stato di diritto in Italia ed oggi siamo scesi in Piazza per gridare lo sconcio che viene per l’ennesima volta perpetrato da questa maggioranza che vive nell’arroganza e nella strafottenza del potere fascista.
Il governo ci ha abituato a leggi impresentabili ad uso e consumo di un interesse corporativo o personale del Premier, eppure sino ad ora l'unica cosa che ancora ci faceva pensare di non essere caduti in una seconda dittatura era l'espressione democratica delle elezioni.
Benché viziate da un sistema radio-televisivo ad informazione deviata erano pur sempre l'espressione della volontà degli elettori.
Ora con il Decreto Salva-Liste con il quale il governo viola la Costituzione, si sostituisce alla magistratura, e by-passa il Parlamento siamo entrati definitivamente in un regime, e, dispiace dirlo con il Presidente della Repubblica che anziché ergersi a difensore della Costituzione se ne lava le mani!
La percezione di tanti italiani negli anni del fascismo non fu inizialmente di essere piombati in un regime antidemocratico. Oggi, viviamo una realtà simile, di leggi che si susseguono e che mettono ogni giorno di più a repentaglio il libero vivere democratico del nostro paese. Il Premier e i suoi accoliti hanno problemi giudiziari? Ecco pronta una legge che modifica la prescrizione anziché la procedibilità dell’azione giudiziaria che lo erge al disopra delle leggi come il monarca assoluto che non deve rispondere alle leggi ma che le modifica a proprio uso e consumo. Il Premier ha problemi imprenditoriali? Ecco pronti scudi fiscali anziché depenalizzazioni dei falsi in bilancio, condoni e leggi “ad aziendam” che gli permettono di evadere al fisco miliardi di euro alla faccia di chi paga regolarmente le tasse. Il Premier ha problemi con la presentazione delle liste elettorali? La costituzione non gli permette di modificare la norma in corso d’opera. Ci inventiamo una legge palesemente incostituzionale, obblighiamo il Presidente della Repubblica a firmarla! L’ennesima norma smaccatamente incostituzionale! Rendiamo possibile ciò che per tutti gli altri possibile non è!! Evidenziando storture, sopraffazioni, leggi e leggine fatte su misura per ergere qualcuno, sia esso una persona od un partito al di sopra delle regole, al di sopra delle leggi. Sono oggi insieme a voi ed al Partito Democratico non perché Italia dei Valori ha cambiato la propria politica ma perché il perseverare della maggioranza nel calpestare lo stato di diritto ha visto anche i nostri alleati urlare il proprio dissenso per l’ennesima legge “ad listam” “ad personam". Per questo oggi a Monfalcone, esattamente come sabato prossimo a Piazza del Popolo a Roma i leader di Italia dei Valori, del Partito Democratico e di tutto il centrosinistra gridano il proprio sdegno per questa ennesima sopraffazione della legge del più forte che ha già demolito lo stato di diritto in Italia.
Quando la legalità è calpestata, quando vige la legge del più forte, quando chi può permetterselo può calpestare la Costituzione, fare spregio delle più importanti norme che salvaguardano le democrazie occidentali, ovvero il momento del voto cosa resta a noi se non la protesta di Piazza, affinché i cittadini italiani facciano sentire tutto il proprio disgusto nei modi che ancora questo regime ci consente. Non c’è democrazia senza legalità. Senza il rispetto delle leggi esiste soltanto la legge della giungla! La legge del più forte! Come nei regimi totalitari, dove chi commette reati si autoassolve, cambia le leggi, modifica le regole mentre la partita è in gioco! Le regole del gioco non si modificano mentre la partita è in corso!!! Prima di terminare desidero toccare un argomento importante, e riguarda le critiche che sono state mosse da Italia dei Valori al Presidente Napolitano.
L’insofferenza che monta nel paese è un’occasione che questa volta l’opposizione non può lasciarsi sfuggire, come accadrebbe se ci facessimo trovare divisi, in polemica tra di noi e non uniti, nelle parole, negli slogan, in Parlamento e nelle piazze, per chiamare all’appello gli italiani che ancora non vogliono chinare la testa. Per questo credo sia giunto il momento di mettere da parte le polemiche su Napolitano. Tanto ormai in Italia tutti, politici e cittadini, se hanno voluto, hanno capito e si sono fatti un’idea sui ruoli e sulle responsabilità. Ma non c’è dubbio che la responsabilità è prima di tutto del governo, di questa sua matrice eversiva che sempre lo accompagna e che, come un fiume carsico, ogni tanto affiora. Il 13 marzo ricordatevi che se vogliamo mantenere la democrazia è meglio essere tutti a Roma a lanciare questo appello e questo allarme, prima che sia troppo tardi. Vogliamo un Paese in cui ognuno possa esprimere i propri diritti, ma nel rispetto delle regole del gioco, altrimenti vince sempre il più forte, il più furbo e spregiudicato, come accade nella giungla. Il regime, che stiamo vivendo si sta palesando sempre più come la tirannia dell’interesse di pochi, sulla libertà e sulla democrazia. Abbiamo una informazione viziata che riesce nel migliore dei casi a servirci mezze verità, e molto spesso autentiche falsità condite di salamelecchi verso il Potere di Uno. Di sicuro rispetto alla reazione suicida che nel ventennio portò la minoranza ad autoesiliarsi sull’Aventinonoi oggi, abbiamo almeno una forza politica ed il suo leader Antonio Di Pietro che senza esitazioni e senza mediazioni, senza sconti sta oramai da due anni portando una opposizione ferma e risoluta in Parlamento a ciò che di nefasto questo governo esprime. Perché non c’è altra soluzione che Resistere! Resistere! Resistere!

Paolo Bassi - Coordinatore Regionale IDV FVG
 

La "querelle" tra IDV e Isidoro Gottardo

Pubblichiamo la "querelle" tra IDV e Isidoro Gottardo
 
apparsa sul quotidiano Messaggero Veneto.




PRIVILEGIO DA ABOLIRE - 27-02-10, 01Prima Pagina



Promuovere il referendum per l’abrogazione dell’assegno vitalizio e dell’indennità di fine mandato o di fine carica dei consiglieri e degli assessori regionali in Fvg è un’iniziativa opportuna e ritengo che Idv debba sostenerla, aiutando il comitato referendario nella gravosa organizzazione della raccolta delle 30.000 firme necessarie. Presto si inizierà la nuova campagna referendaria e Idv, dopo il successo riscontrato sul lodo Alfano, promuoverà in primavera un’iniziativa per l’abrogazione della legge sulla privatizzazione delle acque. Quello delle acque è un tema sensibile, che investe anche la politica regionale, nella quale proprio ieri si è levata la protesta dei 30.000 pescatori sportivi regionali. La campagna referendaria comprende anche un’iniziativa contro la legge che ha reintrodotto la politica del nucleare in Italia in barba all’esito plebiscitario (80,6%) dei ben tre referendum popolari dell’8 e del 9 novembre del 1987 che l’avevano rifiutata. L’Italia dei valori inFriuli Venezia Giulia ben potrà, ritengo, intraprendere assieme a queste delle altre azioni politiche e legislative in regione, organizzando i banchetti nelle piazze e affiancandosi al comitato coordinato dal collega avvocato Gianni Ortis (a cui si sono associati i miei concittadini e consiglieri comunali di Cividale Andrea Martinis e Paolo Moratti). L’obiezione di chi osserva che i vitalizi e le indennità di reinserimento sono riconosciuti anche nelle altre Regioni e in Parlamento e che quindi non sarebbe il caso di discriminare i politici locali dagli altri non mi pare una buona ragione per giustificare l’ignavia e un’indolente inerzia: siamo o no la terra di “salts, onests e lavoradors”, come recita l’antico motto? È meritorio, semmai, che proprio dal Friuli, risorto con il lavoro della sua galassia di micro e piccole imprese e dal pragmatismo operoso del dopo-terremoto, si elevi un percorso civico e politico teso ad attenuare il gap sempre più ampio tra la società civile e il potere. Può essere, cioè, un’esperienza pilota che scuota dal torpore anche la politica nazionale: a parole e soprattutto alle scadenze elettorali sono tanti i leader disposti a sopportare tali sacrifici ma, nei fatti, la politica si dimostra poi sempre riluttante ad affrontare e a varare riforme su questo settore; semmai, quando poi lo fa, tradisce obiettivi esattamente antitetici, come dimostrano l’odierna discussione sul ripristino delle immunità parlamentari e il varo di continue leggi ad personam per sottrarre i più alti rappresentanti del popolo all’obbligo del rispetto delle leggi, anche penali, che solo il comune cittadino sembra dover rispettare! Noi dell’Idv vogliamo dare una testimonianza di impegno civico e politico ben diverso e auspichiamo che che dal Fvg si mobiliti una riflessione sull’anacronistica superfetazione dei privilegi della classe politica. L’auspicabile cancellazione di questi istituti non avrà certo effetti taumaturgici sul debito pubblico nazionale che, con l’attuale governo di centro-destra, ha battuto il record del deficit con 1.800 miliardi di euro, ma l’assegno vitalizio e l’indennità di fine mandato hanno comunque una loro incidenza economica sui bilanci pubblici: nel solo bilancio di previsione regionale per il 2010, 8 milioni di euro sono riservati ai vitalizi e 460.000 euro alle indennità di reinserimento, a fronte di contribuzioni degli interessati pari a meno di 1/7 della spesa. La discussione sul punto che si tratti di una retribuzione differita o di una prestazione previdenziale o assicurativa rischia di sviarci dal problema: l’esperienza quotidiana di tutte le altre categorie di lavoratori o di pensionati evidenzia, soprattutto nell’attuale crisi, che queste prebende garantite dalla politica ai politici non sono sorrette da alcuna logica economica, ma si alimentano in modo parassitario col profluvio fiscale dei cittadini. L’appello a rinunciare ai vitalizi dell’arcivescovo di Torino, il cardinale Poletto, e l’amplificazione che ha avuto tale messaggio sul cupolone di San Pietro danno il segno che la misura è colma. Carlo Monai - deputato Italia dei valori

PIÙ COERENZA - 01-03-10, 02Attualità

di ISIDORO GOTTARDO Parla di privilegi, ma gli sfugge che la prima causa di distacco è di quella classe politica o di quell’eletto che, ricevuto il consenso, dimentica di lavorare per il bene comune, cavalca la demagogia e non risolve i problemi. Quando la crisi economica attanaglia famiglie e imprese, anche i consueti benefit per chi è eletto possono diventare privilegi insopportabili. Tant’è che Camera e Senato ne hanno dal 1º gennaio scorso giustamente cancellati già alcuni. Su pensioni o vitalizi che si chiamino e su indennità di fine rapporto c’è da discutere nel merito. C’è chi dedica al mandato un impegno professionale esclusivo con tutto il tempo che serve e chi no. Questo deve fare differenza? Vi sono conflitti di interessi dai quali un legislatore o amministratore deve essere estraneo e quindi necessariamente autosufficiente per non subire condizionamenti economici esterni. Così avviene in tutte le democrazie del mondo. Guardando alle esagerazioni determinatesi in molte regioni italiane (i dati dicono che
il Friuli Venezia Giulia è fra quelle spartane) intervenire è necessario, tant’è che in settimana con legge il Parlamento si accinge a mettere paletti sulle indennità percepite a qualsiasi titolo. Dopo aver letto il suo intervento sul Messaggero Veneto, chiedo al collega Monai: è privilegio ricevere lo stipendio da parlamentare e usare la propria posizione e il proprio tempo per svolgere contemporaneamente e nel modo più redditizio anche la propria libera professione? Chiedo: è morale, o per lo meno opportuno, fare il parlamentare e candidarsi contemporaneamente a sindaco del proprio Comune quando è chiaro che non puoi fare bene né l’uno né l’altro? Prova ne sia che un sindaco non può candidarsi a parlamentare se non rinuncia a essere sindaco, viceversa sì, ma solo per un’incongruenza legislativa non ancora colmata. Tutti sappiamo che questi doppi incarichi non sono seri ed è strano constatare che in Parlamento quelli di Di Pietro, come molti di noi, denuncino questo e poi uno di loro cerchi di farlo. Se si candida sindaco di Cividale rinuncerà al posto di parlamentare? Mi chiedo se l’onorevole Monai che sentenzia contro i furbetti è lo stesso che all’aeroporto di Ronchi è stato beccato parcheggiare nell’aerea interna riservata al personale con un fastidiosissimo espediente e non in quella di tutti cittadini dove tutti pagano, compresi i suoi colleghi parlamentari. Mi chiedo a proposito di richiami alla coerenza se è lo stesso che pochi giorni prima delle elezioni del 2008 ha lasciato i Cittadini di Malattia (e Illy) per passare all’Italia dei valori, naturalmente con il premio di una doppia candidatura, a parlamentare e a consigliere regionale. Ovvio che è stata una scelta politica! Mi chiedo, visto che vuole il referendum contro «l’indennizzo di reinserimento», se due anni fa lasciando il consiglio regionale per il Parlamento ha chiesto e incassato o no la buonuscita? Ha rinunciato ora per allora al vitalizio che ha maturato da consigliere regionale? O pensa che l’abolizione dello stesso attraverso referendum debba salvaguardare chi verrà e non chi l’ha già maturato? Non è una domanda peregrina. Il presidente della Regione Tondo che chiede alla politica rigore ed essenzialità ha, con la coerenza che lo contraddistingue, rinunciato ai 300.000 euro di indennità che gli spettavano quale commissario per le grandi opere. Mi chiedo, leggendo l’intervento dell’onorevole Monai, visto che non vuole energia nucleare, non accetta la legge che, come la direttiva europea impone, introduce concorrenza e trasparenza nella gestione dei servizi locali, acquedotti inclusi, e visto che i problemi comunque esigono risposte quali siano le alternative che propone. Mi chiedo se a proposito di interessi del Friuli Venezia Giulia, il capo del suo partito, l’onorevole Di Pietro, è lo stesso che da ministro del governo Prodi ha ripetutamente negato a Illy e Galan lo stato di emergenza per l’autostrada Trieste-Venezia e quindi il commissariamento per la terza corsia. I tanti morti e gli enormi disagi per i ritardi hanno anche responsabilità politiche o no? Mi chiedo se Di Pietro è quel ministro che ha avocato a sé proprio al ministro in persona, espropriando gli enti concessionari, la nomina di commissioni giudicatrici di ogni appalto riguardante le reti autostradali. Con le conseguenze, basti guardare ad Autovie venete, di costi lievitati e tempi allungati. E, poi guarda caso, in queste commissioni romane chi ci finisce? Un ingegnere in pensione di Gorizia già candidato con l’Italia dei valori e un ingegnere molisano. Evidentemente questi garantivano più professionalità rispetto ai tecnici di Autovie venete. Sono dati documentati in Parlamento e che nessuno ha mai potuto smentire. Come dice l’onorevole Monai, il Friuli è terra di “sants, onests e lavoradors”, ma, aggiungo io, non di stupidi; è una terra che apprezza coerenza (avere titolo per parlare) e che applica innanzi tutto a se stesso le regole che vuole per gli altri. Mi pare chiaro quindi che la politica debba recuperare il massimo di coerenza e serietà. Per l’appunto, coerenza! Il fatto che l’Italia dei valori in Fvg cerchi di mettere cappello a iniziative referendarie di comitati spontanei con lo scopo di trainare così proprie iniziative referendarie nazionali mi pare il segno evidente di furbizia elevata a potenza.
Isidoro Gottardo - Coordinatore regionale Popolo della libertà

 

 Accuse di incoerenza cariche, rendite e vitalizi
Pordenone - Udine 05/03/2010  pag. 21  Gorizia 05/03/2010 pag. 17

Dibattito L’onorevole Gottardo elogia il Parlamento per aver «cancellato già alcuni privilegi» dal primo gennaio scorso, come risposta «alla crisi economica che attanaglia famiglie e imprese». Va spiegata la portata di questo taglio dei benefit della “casta”, perché Gottardo non li cita e ben pochi sanno che, fino allo scorso anno, non solo i parlamentari in carica, ma anche quelli cessati godevano a vita della gratuità – a spese della Camera di appartenenza – dei pedaggi autostradali e di voli aerei e treni: il grande sacrificio imposto dal 1º gennaio ha ridotto questi benefici dimezzando il plafond per le spese dei viaggi ferroviari e aerei e limitando la platea dei beneficiari sempre riferita agli ex parlamentari... Non mi pare, sinceramente, un sacrificio esemplare! L’esponente del Pdl sottolinea che l’assegno vitalizio e l’indennità di fine mandato dovrebbero essere discussi nel merito e si chiede se non possa esserci un trattamento preferenziale tra chi è un professionista della politica e chi invece svolge, magari per un periodo soltanto della propria vita, un mandato elettivo conciliandolo con il proprio lavoro autonomo. Queste osservazioni che “c’azzeccano” con l’assegno vitalizio che è un privilegio assurdo tanto che può scattare dopo soli due anni e mezzo di mandato! Il sistema delle indennità tiene già conto, con il meccanismo della diaria che è negata in caso di assenza, della possibile sovrapposizione di impegni sia per chi vive solo di politica sia per chi continua a svolgere altre attività lavorative. In questa seconda platea di parlamentari – ed è notorio che gli avvocati siano le figure meglio rappresentate in Parlamento in entrambi gli schieramenti – ci sono persone come l’onorevole Monai che partecipano prioritariamente e sistematicamente alle attività istituzionali e che hanno conciliato gli impegni professionali organizzando uno staff di avvocati che lo sostituisce nei tribunali, e ce ne sono altri, come per esempio l’onorevole Ghedini e il senatore Longo, che invece disertano le aule di Montecitorio o di palazzo Madama per la loro professione di avvocati (del premier). Quanto alla compatibilità tra le cariche di sindaco e di deputato, è la legge che ammette questo doppio ruolo per comuni al di sotto dei 15.000 abitanti: ciò non toglie che l’onorevole Monai abbia annunciato alla stampa la sua disponibilità a valutare, nell’esclusivo interesse della sua città, persino di rinunciare al mandato parlamentare ove fosse candidato ed eletto sindaco (e c’è da credergli, visto che nel 2003 si dimise da consigliere comunale appena eletto in Regione a differenza di altri, dello stesso partito di Gottardo, che mantengono ancor oggi quel doppio mandato). Le accuse di Gottardo dovrebbero essere, semmai, rivolte al suo ministro Brunetta che ha, invece, espresso la ferma intenzione di restare al governo anche ove mai fosse eletto sindaco di Venezia! Né può essere addebitato all’onorevole Monai una supposta incoerenza per essere stato anch’egli consigliere regionale con Illy: lui, a differenza di Gottardo che nella sua lunga carriera politica è passato attraverso ben diverse esperienze, completò il mandato nelle file dei Cittadini, di cui fu co-fondatore, e scelse l’Idv per un progetto politico che si attuò anche con la creazione del gruppo unico in consiglio regionale attese le analoghe sensibilità su temi ambientali e di impegno civile. Ricordo, semmai, che Carlo Monai fu rieletto in Regione anche nell’aprile del 2008 e che egli non solo si dimise alla prima seduta di consiglio il 6 maggio 2008, ma rinunciò all’indennità mensile, che pure gli sarebbe spettata. Gottardo, invece, nell’VIII legislatura regionale votò la legge con cui il centro-destra abbassò il limite temporale per beneficiare dell’assegno vitalizio dopo soli 15 mesi: fu proprio Monai, con il primo suo disegno di legge, che contribuì ad abrogare questa rarità normativa nel panorama nazionale! L’amministrazione Tondo di oggi, peraltro, pare non abbia mutato i propri appetiti se solo pensiamo al recente aumento della diaria dei consiglieri, avvenuto con un “fuori sacco” nel corso dell’ultima finanziaria regionale e a cui Idv si è opposta tenacemente. Quanto ai referendum nazionali, la scelta di Italia dei valori di far abrogare ai cittadini le norme che il centro-destra ha approvato sulla privatizzazione dell’acqua – cui il nostro paese non era affatto obbligato dall’Ue – sono coerenti con la difesa di quelle che sono le prerogative del “bene comune”: l’acqua è essenziale come l’aria che respiriamo, non può essere una “merce”. Il solo pensiero che gruppi di potere privati possano appropriarsene per ottenerne un guadagno facendone triplicare o quadruplicare le bollette è qualcosa che noi di Italia dei valori aborriamo e intendiamo chiedere ai cittadini, anche elettori del centro-destra, se siano mai d’accordo. Quanto al nucleare, il popolo italiano si era già pronunciato, bocciandolo all’80%: riteniamo corretto e democratico chiedere che cosa pensano gli italiani di questa imposizione del governo. Il costo del nucleare grava sulla generazione attuale e sulle generazioni future, i rischi legati allo stoccaggio del materiale radioattivo, che decade solo dopo centinaia di migliaia di anni, sono un problema ancora irrisolto. Come Italia dei valori siamo convinti che anche l’Italia dovrebbe, invece, incentivare le energie rinnovabili: eolico e solare, grazie alle moderne tecnologie, consentono rendite significative e possono essere una valida alternativa alle centrali nucleari ed essere complementari alle fonti energetiche tradizionali. Peraltro, noi riteniamo che i metanodotti o i rigassificatori costruiti a oltre 20 km dalla costa siano una soluzione immediata per abbandonare totalmente le centrali a carbone e petrolio, responsabili dell’effetto serra e dei cambiamenti climatici in atto. Le accuse che Gottardo rivolge a Idv in tema di coerenza, quindi, sono tutte fuori luogo: pensi, invece, a quale coerenza vi sia tra chi – come è stato ormai accertato dalla Cassazione nel processo Mills – corrompe testimoni per salvarsi da altri gravi processi per corruzione della Guardia di finanza o per le tangenti di 22 miliardi pagate a Craxi e propone – in campagna elettorale – degli inasprimenti di pene per la corruzione di (altri) pubblici amministratori! Grazie anche ai Commissari straordinari tanto cari a Gottardo, la Corte dei conti ci ha appena ammonito tutti che la corruzione è aumentata in Italia in un solo anno del 229%: un po’ di controlli e di trasparenza in più, forse, non guasterebbe!

Paolo Bassi - Coordinatore regionale IDV FVG

 

 

IDV – FVG ADERISCE ALLA RACCOLTA FIRME



IDV – FVG ADERISCE ALLA RACCOLTA FIRME

CONTRO I PRIVILEGI DEI CONSIGLIERI REGIONALI

 
La distanza tra politica e cittadini negli ultimi 20 anni si è allargata a dismisura.
E’ necessaria una inversione di tendenza e tale inversione deve avvenire a partire dalle regioni più virtuose affinché possa allargarsi a macchia d’olio in tutta Italia e coinvolgere l’intera “casta” politica.
 
Uno dei motivi di questa distanza tra cittadini e classe politica  è dovuta a molte leggi e leggine che negli ultimi 20 anni sono state approvate per consentire alla classe politica di beneficiare di vantaggi che sono percepiti sempre di più come ingiustificabili privilegi. Uno dei più inaccettabili è il trattamento vitalizio dei consiglieri regionali e dei parlamentari che risulta particolarmente odioso a chi percepisce una pensione che gli consente a malapena di sopravvivere o di chi sa già oggi che percepirà meno del 50% del proprio stipendio al momento di essere collocato a riposo.
 
Quello che è un ragionevole stipendio per consentire a chi si occupa della cosa pubblica di poterlo fare anche se non ha i mezzi per vivere di rendita è divenuto un “obiettivo” ovvero molti non desiderano occuparsi di politica o non si candidano per dare il proprio contributo di idee ed ideali per risolvere i problemi che attanagliano la nostra società. Ovvero: non ci si candida più perché una volta eletti si vuole dare un contributo alla società che ci circonda, percependo uno stipendio commisurato alla responsabilità del ruolo, ma ci si candida per ottenere dei vantaggi economici altrimenti non percepibili.
 
Per spezzare queste logiche, che sono uno dei mali più gravosi che attanagliano la nostra società, Italia dei Valori- Friuli Venezia Giulia ha deciso di aderire alla raccolta firme che è stata promossa in questi giorni per abolire alcuni di questi privilegi come l’indennità di fine mandato e il trattamento pensionistico dopo due anni e mezzo di mandato già promossa dal comitato referendario.
 
Paolo Bassi - Coordinatore Regionale IDV FVG - cell. 3486189075
 

Paolo Bassi – In Regione no a deroghe “ad Partitum”



Paolo BASSI - In Regione no a deroghe "ad Partitium"
 
 
Il dibattito che si è aperto in consiglio regionale per modificare il regolamento regionale pone alcune questioni di opportunità e di correttezza istituzionale: 

Nella scorsa legislatura è stata licenziata la legge che è tuttora in vigore e che consente ad Italia dei Valori di costituire un proprio gruppo consiliare oggi esistente.

Il movimento dei Cittadini che inizialmente aveva trovato accoglienza da parte di IdV per fare gruppo insieme sta invece chiedendo una deroga ed una modifica della legge vigente. Deroga e modifica che vanno in netta contrapposizione a quanto gli stessi Cittadini avevano propugnato la scorsa legislatura.

Il problema di opportunità che si pone è il fatto che dare la possibilità ad i Cittadini di costituire un proprio gruppo appesantirebbe le spese del consiglio, togliendo risorse a quegli investimenti che in un momento di crisi sono indispensabili per poter dare incentivi al lavoro, alle piccole e medie imprese, nelle tutele a chi perde o rischia di perdere il lavoro, finanziando anche i contratti di solidarietà aumentando le tutele di un welfare inadeguato.

Il problema istituzionale riguarda il fatto che si sta cercando con la proposta che arriverà in consiglio la prossima settimana di modificare le regole in corsa, ovvero a metà legislatura si modifica un regolamento per venire incontro ad una singola forza politica che non accetta la legislazione che essa stessa ha votato. Facendo ciò si cerca di equiparare Italia dei Valori che nel rispetto dell’attuale legislazione può conformemente avere un proprio gruppo consiliare e chi oggi invece chiede una deroga non ad personam bensì “ad partitum”.

Insomma anche in Friuli Venezia Giulia si cerca, anziché di fare regole valide per tutti di modificarle a proprio uso e consumo o di chi può legiferare, il fatto stesso che tante forze politiche presenti in consiglio dimostrino di appoggiare tale soluzione dimostra lo sprezzo che si ha anche in Friuli Venezia  Giulia per il rispetto delle regole.

Italia dei Valori è contraria a modificare in qualunque senso l’attuale regolamento, sia per questioni di opportunità che di correttezza istituzionale, siamo invece disponibili a modificare dalla prossima legislatura il regolamento nel senso di una diminuzione delle spese e non certo di un loro aggravio.

 

Paolo Bassi - Coordinatore regionale IDV FVG - cell. 3486189075

 

 

Intervento alla camera dell'on. Carlo Monai


Intervento alla camera dell'on. Carlo Monai
 
 
Grazie sig. Presidente,
ho qui con me la prima pagina del Messaggero Veneto del 7 maggio 1976, dedicata al “catastrofico terremoto in Friuli” che la notte precedente rase al suolo molte cittadine della mia terra, seminando morte e distruzione.
Nei titoli si evoca la “generosa opera di soccorso per estrarre le vittime dalle macerie”, illustrata da una foto che ha immortalato l’opera congiunta di alpini, di vigili del fuoco e di semplici cittadini intenti a scavare tra i detriti in cerca dei feriti…. Da questa esperienza nacque presto il volontariato regionale di Protezione civile del Friuli Venezia Giulia .
La voglia di fare, “di dare una mano “ di migliaia di persone ha permesso di mettere in moto quella “macchina” della solidarietà, su cui si è fondato tutto l’impegno per promuovere la ricostruzione del Friuli, oggi portata a modello e, in qualche timida parte, emulata da questo provvedimento che affida al Presidente della Regione Abruzzo e, in subordine, ai Sindaci, il ruolo di Commissario di Governo per proseguire nella faticosa opera di ripresa della normalità. 
Spesso le tragedie dimostrano l'importanza dell’apporto di persone che volontariamente e gratuitamente si mettono al servizio degli altri in momenti di emergenza;  il ruolo cruciale svolto dal volontariato in queste situazioni ha spinto la nostra Regione a valorizzare questa forza, al servizio della tutela dell’incolumità pubblica, pensando ad un volontariato di protezione civile non più improvvisato sulla base di spinte emozionali, ma strutturato ed inserito in un Sistema regionale integrato di protezione civile costituito da soggetti ben definiti e soprattutto abituati a collaborare non solo in emergenza, ma anche nella quotidianità.
Nella mia Regione nacque, così, la prima legge in Italia che organizzasse delle strutture di protezione civile.
E’ la Legge FVG del 31 dicembre 1986, n. 64:
 “L’Amministrazione regionale ……assume a propria rilevante funzione, da svolgere a livello centrale, quella del coordinamento di tutte le misure organizzative e di tutte le azioni, nei loro aspetti conoscitivi, normativi e gestionali, ……. dirette a garantire, in un quadro di sicurezza dei sistemi sociali regionali, l’incolumità delle persone, e/o dei beni e dell’ambiente rispetto all’insorgere di qualsivoglia situazione od evento che comporti agli stessi grave danno o pericolo di grave danno e che per loro natura ed estensione debbano essere fronteggiate con misure straordinarie, nonché a garantire il tempestivo soccorso.”
Sei anni più tardi il Parlamento istituì la Protezione Civile nazionale con la legge n.225 del 24 febbraio 1992: servizio che fa capo al Presidente del Consiglio dei Ministri, il quale provvede al coordinamento e la promozione della Protezione Civile e delle sue molteplici attività attraverso il Dipartimento della Protezione Civile.
La peculiarità dell’esperienza italiana della Protezione Civile rispetto agli apparati omologhi degli altri Paesi europei sta nel fatto che il suo apparato comprende tutta l’organizzazione statale, dalle amministrazioni ai ministeri, dalle Regioni e dalle Province fino al più piccolo dei piccoli Comuni e delle Amministrazioni locali. Non solo, ma la cittadinanza stessa è in prima linea tra le file della Protezione Civile attraverso l’arruolamento cospicuo di volontari che costituiscono da soli qualcosa come il 50% degli effettivi a disposizione del Dipartimento della Protezione Civile. Questa struttura garantisce la presenza costante di risorse umane, di mezzi, infrastrutture e soprattutto capacità di intervento della Protezione Civile su tutto il territorio italiano contro i possibili rischi correlati alla variegata e fragile morfologia del territorio della penisola e delle isole: un unicum a livello europeo!
Il risultato di questa organizzazione flessibile garantisce tempi di risposta brevissimi in caso di calamità, come abbiamo visto anche in Abruzzo e di recente in Sicilia o in Calabria, ma soprattutto assicura un controllo e un lavoro di prevenzione costante, contribuendo a ridurre l’impatto delle catastrofi, di qualunque natura esse siano.
La presenza ben distribuita sul territorio dei Sindaci, fa si che i Comuni siano le terminazioni capillari della Protezione Civile, che può fronteggiare i disastri facendo affidamento sui piani predisposti dal Dipartimento di Protezione Civile e che può organizzare le risorse per affrontare meglio i pericoli. Dal canto suo, il Servizio Nazionale di Protezione Civile può valutare così l’entità dei danni e attivare una catena che fa perno sui livelli provinciali, regionali e finanche statali in caso di eventi catastrofici di portata più grave, generando una linea di comando che identifica responsabilità e poteri delle autorità di volta in volta coinvolte, garantendo tempestività nell’intervento.
La Protezione Civile, insieme ai Corpi dello Stato dei Vigili del Fuoco, delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate, del Corpo Forestale dello Stato e della Croce Rossa, può vantare tra le proprie risorse più importanti la professionalità e la preparazione dei propri addetti, dimostrando in ogni occasione grandi doti di capacità, generosità e disponibilità a disposizione dei cittadini.
 
Una menzione a parte meritano i Volontari della Protezione Civile che costituiscono, nelle situazioni in cui si verificano calamità, oltre la metà degli effettivi che intervengono sul teatro delle operazioni. Dal lontano 1966, in cui normali cittadini, in un impeto spontaneo di generosità, aiutarono a salvare Firenze dal fango che rischiava di sommergerla, si è creato un progetto che vede nell’associazionismo il suo fulcro. La Protezione Civile ha organizzato i volontari su base regionale, e oggi può vantare oltre un milione e duecentomila membri, pronti ad intervenire e addestrati a fronteggiare qualunque evenienza.
Con questo decreto legge il Governo snatura la protezione civile e la sfrutta per finalità ben diverse: non più soltanto un rimedio strumentale per l’emergenza contro le calamità naturali, ma una sorta di agenzia d’affari per grandi opere o grandi eventi, in cui far confluire fiumi di denaro nell’opacità dei controlli e in una sorta di zona grigia dove si impedisce alla Corte dei Conti di vigilare preventivamente, in cui le leggi di settore diventano un optional derogabile e dove si procede con ordinanze e commissari.
Volevate fare della Protezione Civile una società per azioni! Qualcosa che, per sua definizione (si vedano gli art. 2325 e segg. c.c.), persegue profitti e distribuisce utili…  Esattamente il contrario di ciò che anima il volontariato che innerva questa meritoria istituzione!
Su questa idea della società per azioni avete fatto marcia indietro solo dopo le nostre vibrate proteste e la provvidenziale inchiesta – se mai possa essere così aggettivata un’indagine penale che denuda le insidie gelatinose di un modello così virtuoso - dei giudici fiorentini che hanno svelato cosa si possa annidare dietro ai giganteschi interessi economici legati al soccorso delle popolazioni colpite dalla natura o, con minor scandalo etico ma identica illiceità penale e amministrativa, collegati alla realizzazione di eventi sportivi come i Mondiali di Nuoto o di convention internazionali come il G8…
Ciò che sconcerta è che di fronte all’evidenza delle intercettazioni telefoniche che documentano la corruzione e che gli stessi protagonisti disegnano come la “Cricca di banditi della Ferratella” (le intercettazioni ci riportano le immagini eloquenti di una “combriccola", "Banda di banditi", "Task force unita e compatta", "squadra collaudatissima", e i suoi componenti Balducci, De Santis e Della Giovanpaola come "bulldozer", "veri banditi", "gente che ruba tutto il rubabile", "persone da carcerare"…), il Premier abbia di nuovo offeso i magistrati in una protervia difesa dei malfattori che anziché servire lo Stato pensavano agli affari loro e a quelli della loro famiglia…
“Che ci sia una categoria di persone pagata con i soldi dei contribuenti che si esercita a perseguitare con processi sempre e comunque infondati è un male italiano che mi sento di denunciare"…Così è sbottato il Premier!
Eppure le trascrizioni e i riscontri emersi dall’ordinanza del GIP di Firenze, Rosario LUPO, ci dicono che il solo Balducci ricavò dagli appalti addomesticati: il personale di servizio e la fornitura di mobili (un divano e due poltrone) nella sua proprietà di Montepulciano; l’uso di autovettura Bmw serie 5; due utenze cellulari; la messa a disposizione a favore della moglie di una Fiat 500; l’esecuzione di lavori di manutenzione e di riparazione dei suoi immobili di Roma e di Montepulciano; l’assunzione del figlio Filippo Balducci e la messa a disposizione dello stesso di un’autovettura Bmw del valore di 71mila euro e, già che c’era, i lavori di ristrutturazione per l'appartamento dello stesso figlio in via Latina a Roma con la fornitura di materiali di arredo in legno e tessuti; i viaggi a bordo di aerei privati; i numerosi soggiorni su sua richiesta all'hotel Pellicano di Porto Santo Stefano e altro ancora….
Sui media televisivi, però, si è sviata l’attenzione da queste profittose convenienze alle escort e alle pruderie sessuali, centrando le notizie sull’interpretazione di ambigue intercettazioni a carico di Bertolaso: è come se le TV ci invitassero a guardare il dito mentre questo indica la luna…. ma forse pensano che i telespettatori siano tutti degli stolti?
Vero è che, a bocce ferme, l’atteggiamento del Governo non è sostanzialmente cambiato: in questa brutta legge di conversione si è tolta la SPA ma si lasciano gli scudi giudiziari …alla Lodo Alfano, si cancella il controllo preventivo della Corte dei Conti, e ci si accaparra la gestione… “no law” dei grandi eventi; poi, dietro l’angolo, spunta il rimedio sovrano: è di oggi la notizia che il Premier abbia preteso dai suoi sodali di accelerare al Senato l’approvazione della legge contro le intercettazioni telefoniche: i magistrati e le forze di polizia giudiziaria non potranno più, così, investigare sulle tentacolari infiltrazioni di quelle frange di imprenditoria e di politica corrotte.
Sull’altare… o meglio dire sull’altarino… della “politica del fare” si sacrificano i controlli sulla spesa pubblica al punto da far passare l’idea che il malaffare possa essere anche accettato come una sorta di male minore rispetto ai roboanti risultati di celerità delle realizzazioni…
La “politica del fare”…. Ma non tutte le ciambelle riescono col buco! Alla Maddalena la Protezione Civile ha speso in pochi mesi 327 milioni di euro in appalti per il G8 fantasma: oggi l’isola è rimasta lì a chiedere al Governo di far risorgere il suo sogno, mentre è costretta, lei come tutti noi italiani, a languire nel degrado e nell’abbandono di questi manufatti… la sola bonifica dell'ex Arsenale militare è costata 30 milioni di euro, cioè oltre 58 miliardi di lire!: doveva diventare un albergo di lusso – o meglio, visto quanto è costata, la residenza di Re Mida – ma dall’estate scorsa ad oggi è lì che già perde i pezzi!
 
I soldi dei contribuenti – sempre meno, per la verità, quelli destinati alla Giustizia – secondo il Cavaliere non dovrebbero più essere sperperati per gli stipendi dei magistrati che indagano sulla corruzione: molto meglio che i soldi pubblici siano destinati a garantire affari d’oro per gli appaltatori amici, tanto poi in un modo o nell’altro questi ricambiano per bene i favori ricevuti…
E già che ci siamo, facciamo anche del “piano carceri” un business con appalti in deroga e la secretazione delle procedure… Ma cosa c’entrano le carceri con i terremoti e le alluvioni? Ecco cosa fa questo provvedimento: equipara l’emergenza all’urgenza, con un condono indulgente all’inefficienza del Governo: se non siamo in grado di programmare investimenti sui grandi eventi, di solito annunciati con anni e anni di anticipio, o se non siamo in grado di programmare l’ammodernamento delle strutture carcerarie, obsolete e inadeguate da decenni, trasformiamo una pecca per tutti (l’incuria della P.A.) in una risorsa per alcuni (per il Commissario di turno e i fortunati imprenditori a lui collegati).
Altra singolare deroga al sistema della P.A. è la commistione tra il ruolo politico – che è tipica attribuzione di un Sottosegretario di Stato - con quello amministrativo - qual è quello del Capo Dipartimento della Protezione Civile: chi controlla se il controllore è anche il controllato?  
 
Quanto agli espropri e ai diritti dei cittadini che saranno attinti dalle ordinanze commissariali, Voi negate loro persino la possibilità di agire in giudizio: siamo tornati sudditi!
Nel Regno d’Italia il Parlamento dello Statuto Albertino varò una legge, che è ancora oggi un caposaldo del diritto amministrativo: la Legge n. 2248 del 20 marzo 1865 SUL CONTENZIOSO AMMINISTRATIVO, che dava al cittadino leso dall’abuso della pubblica autorità un Giudice in grado di tutelarne gli interessi, oggi - O tempora!... - il Parlamento della Repubblica democratica italiana inserisce una ulteriore deroga pericolosa al principio di legalità, sospendendo il sistema di controlli e di bilanciamento degli interessi tra lo Stato e il cittadino.
Attenzione, però: nel Paese emerge un deciso aumento delle denunce per fatti di corruzione e concussione accertati, con un incremento tra il 2008 e il 2009 rispettivamente del 229% e del 153%! Questo non lo dico io: è la denuncia del procuratore generale della Corte dei Conti, dr.Mario Ristuccia, espressa in occasione del suo intervento alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2010.
 
Noi dell’IDV vi diciamo di NO… e NO vi dicono anche i cittadini onesti i le migliaia di volontari della protezione civile che si sentono disorientati e sbigottiti dal fango che, questa volta, non è il rigurgito rovinoso di una delle tante frane del dissesto idrogeologico italiano contro il quale i volontari si sono gettati, ma è quello virtuale e ben più vischioso, che rischia di sommergere l’istituzione della Protezione Civile, tra le più prestigiose e stimate del nostro Paese. E voi della maggioranza neppure restate a guardare, ma vi chiudete gli occhi e vorreste che li chiudessimo tutti… Noi li terremo bene aperti!
 

IDV pronto a diventare partito di governo

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IDV pronto a diventare partito di governo
 
 
Il I° Congresso Nazionale di Italia dei Valori che si è concluso con l’acclamazione di Antonio Di Pietro a Presidente, è stata l’occasione per ribadire la volontà di Italia dei Valori di costruire una Alternativa di Governo del nostro paese che parta dalla condivisione dei temi politici che ci differenziano in modo sostanziale dalle destre, consapevoli come siamo che da sola Italia dei Valori non può rappresentare una alternativa di governo, ma che al contempo non è possibile pensare ad un governo dell’Italia nonchè di regioni ed amministrazioni locali senza tenere conto del valore etico  che il nostro partito è in grado di dare all’alleanza – afferma Paolo Bassi coordinatore regionale IdV -.
Il Valore aggiunto che il Friuli Venezia Giulia ha portato in termini di proposta ed idee è stato in gran parte raccolto dal Presidente Di Pietro che nel suo discorso finale – continua Paolo Bassi – ha toccato le tematiche che erano emerse già a Palmanova e nelle assemblee provinciali preparatorie al congresso e che si possono riassumere in una proposta di diminuire le imposte a coloro i quali faticano a sbarcare il lunario od hanno redditi da fame (in contrapposizione a quanto proposto dal governo che vuole diminuire le imposte ai più ricchi), un’ attenzione al lavoro per consentire soprattutto ai giovani di 20 e 30 anni un accesso al mondo del lavoro che non li veda precarizzati a vita, nonché un supporto importante ai pensionati in termini di facilitazioni e sgravi fiscali.
 
La mozione che ha rappresentato il contributo politico che il Friuli Venezia Giulia ha portato in congresso conteneva infatti elementi come la tutela dell’infanzia, della famiglia in ogni sua forma, dei milioni di disoccupati, dei cassintegrati, dei precari, la salvaguardia del potere di acquisto dei salari e delle pensioni, l’aiuto alle piccole e alle microimprese che soprattutto nel nordest sono il tessuto connettivo di un’economia virtuosa che ha garantito sviluppo e benessere e che adesso è in ginocchio.
Una riforma della sanità che impedisca i conflitti di interesse tra pubblico e privato ed una gratificazione del reale merito, che consenta una tensione al fine ultimo ovvero la tutela del malato.
Una politica della sicurezza che si eserciti nel lavoro di prevenzione delle calamità e che entri nella cultura dei pubblici amministratori e dei cittadini che hanno il diritto di vivere in sicurezza nelle proprie città.
Italia dei Valori proponendosi come partito di governo non rinuncia alle battaglie in difesa dei cittadini e dei diritti spesso ignorati o vilipesi da chi oggi governa, ed è per questo che siamo già pronti a scendere in piazza nelle prossime settimane per raccogliere le firme referendarie per dire due NO importanti alla politica di questo governo, il NO al nucleare e NO alla privatizzazione dell’acqua, per l’acqua è di tutti e non deve divenire una occasione di speculazione per pochi. 
 
Secondo me – termina Paolo Bassi – Italia dei Valori- esce dal suo I congresso Nazionale, forte come non mai. I cittadini devono sapere che è necessario dire basta a questa esperienza di governo se si desidera che questo paese abbia ancora un futuro e che Italia dei Valori rappresenta la vera antitesi in termini etici e di proposta politica a ciò che questo governo sta attuando. L’esperienza del governo Berlusconi è oramai agli sgoccioli seppellita da decine di leggi ad personam, Italia dei Valori è pronta a prendere il testimone per risollevare il nostro paese dalle macerie in cui l’ignavia di questo governo ci ha fatto precipitare.
 

Giovani Italia dei Valori: ricomincia il nostro viaggio



Giovani Italia dei Valori: ricomincia il nostro viaggio
 
Ieri, a margine del Congresso Nazionale dell’Italia dei Valori, è stato proclamato eletto Coordinatore Nazionale Giovani Rudi Russo, 26 anni, di Prato.
 
Con una maggioranza di 228 voti, Il neo-coordinatore ha vinto il confronto con le altre due candidate: Paola Calorenne (28, Responsabile Giovani per il Congresso - 97 voti) e Adele Conte (28, giovane iscritta laziale – 167 voti).
 
L’elezione di Rudi ha un significato ben preciso: è la vittoria di una mozione che nasce da un lavoro comune, da un percorso condiviso dalla maggioranza dei Giovani aderenti al nostro partito in tutto il paese.
 
E’ la vittoria della base, che ha lavorato unita prima ad un progetto, poi nel sostenere un candidato scelto come portatore di queste istanze diffuse.
 
Il Friuli Venezia Giulia ha sostenuto Rudi contribuendo attivamente al programma e partecipando agli appuntamenti in giro per l’italia degli scorsi mesi: da Vasto a Napoli, da Roma a Bruxelles, per realizzare quel percorso unitario che deve riguardare tutti i giovani, non solo alcune figure trainanti.
 
In quelle occasioni abbiamo avuto modo di conoscere questo ragazzo di Prato, umile nei modi, attento al pensiero altrui, deciso a dare una storia a quello che fa: abbiamo scommesso su di lui, e – il risultato ce l’ha confermato – sappiamo di non avere sbagliato.
 
A Rudi Russo, che si è preso in carico nostre speranze e richieste, i migliori auguri del Dipartimento Giovani del Friuli Venezia Giulia.
 
Piero Diacoli
Coordinatore Regionale Giovani IDV FVG


 


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