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IDV DA POVOLETTO ESORTA A NON SOPPRIMERE LE STRUTTURE UTILI

Il caso Nella nostra regione esiste una molteplicità di enti dirigenziali quali: la Direzione sanitaria, l’Agenzia regionale della sanità e il Centro servizi condivisi, con sovrapposizione di competenze, che determinano sprechi nella pubblica amministrazione. E che dire di strutture come l’Insiel, che potrebbe essere il fiore all’occhiello della nostra regione, oggi impantanata in un’operazione di riqualificazione. Noi vogliamo essere una regione virtuosa, innovativa, rispettosa dei princìpi costituzionali, attenta alle norme promulgate, ma perché allora non riusciamo a svincolarci da questi grovigli? Ripensiamo agli enti sopra citati, ognuno avrà un organico, presumibilmente qualificato, che fa capo a un dirigente il quale fa capo al direttore della struttura. Più strutture più dirigenti, più direttori più strutture: un manipolo di persone al di sopra del comune impiegato, che bene o male si occupano di cose assimilabili, e che percepiscono più di un soldato in Afghanistan che fa il suo dovere per la pace mondiale. Non sminuiamo le responsabilità di un direttore, ma non sarebbe più opportuno fare in modo che egli meriti realmente i propri emolumenti, per esempio aumentando le sue competenze? Unificare più strutture a poche o a una sola equiparabili è una scelta logica e ribadita anche dai nostri parlamentari. Andare nella direzione opposta, come il nostro presidente di Regione ha ventilato (faccio riferimento alla suddivisione dell’asse sanitario in due tronchi distinti: socio-assistenziale e sanitario) non solo non vuol dire semplificare, ma far nascere anche più rovi che immobilizzano il sistema burocratico. L’Insiel è una di quelle strutture che rappresenta l’high-tech della pubblica amministrazione, esplicativa di quel virtuoso processo di informatizzazione che dovrebbe garantire vantaggi al cittadino-utente, eppure è fossilizzata dalle leggi nazionali e dalla concorrenza che neppure il nostro “Statuto di regione autonoma” apparentemente è in grado di preservare. Sembra che l’attuale politica della Regione sia quella di chiudere gli organi che effettivamente provvedono alle necessità della popolazione, lasciando inalterata la rimanente struttura. Se qualcosa non si deve proprio sopprimere sono le strutture realmente utili e tra quelle menzionate: Direzione sanitaria, l’Agenzia regionale della sanità e il Centro servizi condivisi, l’unica è quest’ultima, la quale provvede agli approvvigionamenti di tutte le strutture sanitarie della regione realizzando un risparmio in termini di tempo e denaro. Vorremmo sperare che il professor Kosic e il presidente Tondo recepiscano queste considerazioni.

Oliviero Paoletti
 
 
 

SIAMO RIDOTTI IN UNO STATO PIETOSO.




Giorgio PRESSBURGER



SIAMO RIDOTTI IN UNO STATO PIETOSO.


E questo soprattutto riguardo la Democrazia, la Politica, la Verità.
Il concetto di Democrazia è nato in Grecia ed esiste da più di 2000 anni, ma, dopo essere stata fondata e custodita per qualche decennio, essa è scomparsa ed ha dovuto percorrere una strada estremamente difficile per ricomparire soltanto di recente. Duemila anni, infatti, sono occorsi perché una vera Democrazia comparisse nuovamente nel mondo.
Democrazia significa che è il Popolo a regnare.
 

EUROPEE 2009 - COME SI VOTA




EUROPEE 2009 - 1O MOTIVI PER CUI VOTARE

Per le elezioni Europee 2009 ogni circoscrizione ha una scheda con colore diverso dalle altre e cambia anche la posizione del simbolo dell'Italia dei Valori.
Per Votare bisogna presentarsi ai seggi elettorali del propio Comune di Residenza, presentando la tessera elettorale ed un documento d'identità valido. Se Avete smarrito o siete sprovvisti della tessera elettorale potete richiederla nell'apposito ufficio del propio Comune di residenza, anche nei giorni in cui si svolgono le votazioni.
 

LA LIBERTÀ È COME L’ARIA. CI SI ACCORGE DI QUANTO VALE QUANDO COMINCIA A MANCARE


Ufficio Stampa Regionale
IDV Friuli Venezia GIULIA

 



L'ITALIA, UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA.
2 Giugno 2009



Se dal 1947 la nostra Costituzione ha sopportato il peso della Storia, restando intatta nonostante l'arroganza  di chi vorrebbe governare usando il potere nell’interesse di se stesso e dei suoi affiliati, questo lo dobbiamo all’eredità donataci dai Padri della Nostra Repubblica.
 
La sofferenza di quegl’uomini costretti dall’ingiustizia a subire il patibolo della dittatura, ci ha concesso, attraverso il pensiero inscritto nella nostra Costituzione, la Libertà.
Libertà ancor oggi protetta da un meccanismo di rigidità costituzionale nata e progettata dall’esperienza di chi ha voluto donarci ancora oggi, la possibilità di poter continuare a sperare di costruire un futuro degno per i nostri figli, nel rispetto di quei valori che  hanno insignito la nostra Repubblica della parola Democratica.

Nostro dovere è perseguire la strada indicata da uomini come Piero CALAMANDREI, adoperandosi a protezione della nostra Costituzione, affinché quei valori scritti nei diritti fondamendali di un paese Democratico, vengano conservati e donati in preziosa eredità ai posteri .


Giorgio PRESSBURGER



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L’INDIFFERENZA È MORTALE. E’ QUESTO QUELLO CHE CALAMANDREI ESORTA A EVITARE
2 Giugno 2009

La Costituzione Italiana è nata dal sangue di quanti sono morti per la libertà., dopo vent’anni di un regime crudele e tirannico. Quel regime era nato da un consenso popolare. Il consenso sarebbe stato estorto con la violenza e un dispiegarsi subdolo di mezzi di persuasione. La prima parte del discorso di Calamandrei si basa su un appassionato appello rivolto agli studenti di non considerare la morte per la libertà ormai qualcosa di lontano, perduto nella nebbia della Storia. L’indifferenza può generare la rinascita della tirannia. Indifferenza vuol dire disinteresse per la comunità umana, egoismo, mancanza d’amore per chiunque, disprezzo degli altri e, alla fine, per la vita stessa. L’indifferenza è mortale. E’ questo quello che Calamandrei esorta a evitare. E’ un discorso profondo non soltanto di contenuto politico, ma anche morale. Politica e morale dovrebbero essere strettamente legati, la democrazia dovrebbe fondarsi sull’esaltazione della solidarietà, della libertà, della verità, della giustizia, il rispetto per i sacrifici del passato, la speranza in un avvenire privo di violenza. Tutto ciò   che il “regime” odierno ignora e, a volte denigra, con arroganza rifiuta. Calamandrei apparteneva a un gruppo chiamato “Giustizia e Libertà”, alcuni membri di questo gruppo che ha elaborato pensieri profondi sulla democrazia, sono stati torturati e uccisi dai fascisti italiani e dai nazisti tedeschi.. Ai giovani di oggi, spesso resi inerti , ipnotizzati dall’uso distorto dei mezzi di comunicazione, tutto questo può sembrare un affare d’altri tempi, che non ci riguarda. Per altri giovani invece non è così.   Il discorso di Calamandrei finisce con un richiamo al ricordo delle vittime. Oggi quelle vittime sembrano personaggi di uno spettacolo, di una finzione. Tutto sembra una finzione. Il governo di oggi ha ucciso la verità. Esaltato la furberia, l’egoismo, l’inganno, l’impunità del malfattore più astuto. In odio a questo molti ragazzi di oggi sono apatici, indifferenti, non vedono vie d’uscita. Il richiamo di Calamandrei alla memoria dei morti, grida ancora per il rispetto della vita. Cioè per la giustizia e la libertà.



Sonia ALFANO
 

 
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E' UNA DELLE CREAZIONI PIÙ SUBLIMI DELLA MENTE UMANA.
2 Giugno 2009

E' una delle creazioni più sublimi della mente umana. Così tanto vicina alla perfezione da essere un pericolo costante per i poteri forti che da sempre governano l'Italia. Parlo della nostra Costituzione e del tentativo da parte della classe dirigente italiana, che sia di destra, di centro o di sinistra, di stravolgerla e modificarla.
Non è più il tempo di gridare al “pericolo regime” perché il regime, in Italia, è già saldamente instaurato.
Informazione e magistratura sono i poteri che dovrebbero controbilanciare quello politico. Se l'informazione ha la funzione di osannare il padrone di turno e la magistratura è esautorata d'ogni indipendenza tramite avocazioni ed interferenze di vario genere della politica, significa che la nostra splendida Costituzione è stata calpestata e che questo non è più un paese democratico.

Parlo a centinaia di persone tutti i giorni nella speranza di far svegliare i miei connazionali dal torpore nel quale il regime li ha volontariamente costretti.

E sono pronta a continuare a girare l'Italia in lungo e in largo e parlare ad ogni singolo cittadino di questa nazione pur di difendere la nostra Costituzione ed il nostro Paese contro il becero regime che sta distruggendo il nostro futuro e la coscienza civica del paese.
Lo devo ai miei figli, ai ragazzi del movimento grillo dai quali ho tratto la forza per continuare a lottare ed a tutte le persone che vorranno concedermi la propria fiducia e che ripongono in me la speranza di vivere un giorno in un paese veramente democratico.


 
Luigi
DE MAGISTRIS




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SI UMILIA LA COSTITUZIONE NATA DALLA RESISTENZA - FONDAMENTO DELLA REPUBBLICA
2 Giugno 2009

E' importante ricordare questo giorno in quanto il sistema di potere che ci governa sta portando avanti il disegno piduista che sovverte dalle fondamenta l'assetto costituzionale dell'Italia. Si umilia la Costituzione nata dalla Resistenza - fondamento della Repubblica - eliminando l'indipendenza della magistratura, sopprimendo il pluralismo dell'informazione, riducendo i poteri della Corte Costituzionale e del Parlamento, consegnando tutti i poteri ad un'unica persona attraverso l'adozione di un presidenzialismo di gelliana memoria.

Un disegno illiberale ed autoritario che mortifica i principi di solidarietà, uguaglianza e libertà sui quali si fonda la Repubblica.
Attueremo una resistenza costituzionale che fermera' coloro i quali vogliono definitivamente distruggere il nostro Paese.






 
Carlo VULPIO




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OGGI, IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE, VA ARTICOLATA NEL PAESE UNA RESISTENZA DEMOCRATICA
2 Giugno 2009

Credo che oggi la Costituzione italiana vada non soltanto difesa, ma applicata, come fosse un vero e proprio "manifesto politico". E va difesa e applicata in tutte le sue parti, senza trucco e senza inganno. Infatti, c'è chi dice di non voler toccare la Costituzione nella prima parte, ma di volerla "ritoccare" nella seconda. Questo è un imbroglio da sventare, è un assalto "morbido" da respingere con durezza.
Oggi, in difesa della Costituzione, va articolata nel Paese una resistenza democratica che poggi specialmente sull'articolo 1 ("L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro": sul lavoro, non sull'impresa), sull'articolo 3 ("Tutti sono uguali davanti alla legge...") e soprattutto sul secondo comma  del medesimo articolo 3, in base al quale è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che si frappongono a una uguaglianza effettiva e al pieno sviluppo della persona umana. Sessantuno anni, per una Costituzione tra le migliori del mondo, sono ancora l'età della giovinezza.



Piero
CALAMANDREI




CALAMANDREI - DISCORSO AGLI STUDENTI MILANESI (1955)
26 Gennaio 1955

La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica. È un po’ una malattia dei giovani l’indifferentismo. «La politica è una brutta cosa. Che me n’importa della politica?». Quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda ad un marinaio: «Ma siamo in pericolo?» E questo dice: «Se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno. Dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda». Quello dice: «Che me ne importa? Unn’è mica mio!». Questo è l’indifferentismo alla politica.

È così bello, è così comodo! è vero? è così comodo! La libertà c’è, si vive in regime di libertà. C’è altre cose da fare che interessarsi alla politica! Eh, lo so anche io, ci sono… Il mondo è così bello vero? Ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi della politica! E la politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica…


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ALIMENTARE LA PAURA SERVE SOPRATTUTTO A STORNARE L’ATTENZIONE DAI VERI PROBLEMI: SI STRUMENTALIZZA COSÌ LA PAURA E LA SI CAVALCA PER GUADAGNARE CONSENSO E POTERE».

 
"Quando al governo c’è la sinistra e all’opposizione c’è la destra, il copione è già scritto: la sinistra minimizza e la destra drammatizza. Quando invece, come oggi, i ruoli di governo e opposizione sono invertiti, il copione va in crisi. La sinistra vorrebbe cavalcare la paura, ma non può farlo perché i suoi riflessi condizionati buonisti le suggeriscono di sdrammatizzare. La destra, per contro, vorrebbe tanto drammatizzare, ma deve trattenersi perché è al governo e teme di essere considerata responsabile di quel che succede".  Luca RICOLFI La Stampa (leggi tutto)
La legge che istituisce di fatto la “polizia regionale” ricorda, in chi le ha vissute, echi di vecchie marcette, divise e gagliardetti. Con l’istituzione delle ronde ancora una volta il Governo sembra voler dimostrare di preferire la strada populista e demagogica del “fai da te”. Si preferisce demandare al cittadino il controllo del territorio piuttosto che potenziare energicamente l’apparato sicurezza comprendente le forze dell’ordine ed il sistema giuridico nazionale.
 
I nostri tribunali: ingolfati da una ridondanza legislativa, non riescono ad evadere le pratiche nei tempi che la logica del buon governo dovrebbe imporre, tale da rendere il nostro Paese un invogliante ricettacolo per la peggior classe d’immigrazione. Questa è la vera emergenza e questo è il vero problema della sicurezza in Italia. Il recente decreto appare quindi “usare” i problemi per inserire logiche di divisione e razziste, di vecchia memoria, che gettano solo fumo, se non della sabbia, negli occhi di quell’opinione pubblica che sempre più sofferente ed ormai insofferente nei riguardi di questa disarmante realtà, si lascia “incantare” dalle balzane soluzioni proposte dal governo. Nell’attesa di un una forte risposta dai nostri vertici nazionali, L’Italia dei Valori FVG si opporrà con forza all’instaurazione della giustizia fai da te e saremo pronti a raccogliere le firme per un referendum abrogativo.

 
Ufficio Stampa Regionale
 
IDV Friuli Venezia GIULIA



Invece che istituire le c.d. ronde (o "volontari per la sicurezza") sarebbe stato più opportuno puntare a rafforzare l’organico e i mezzi dei corpi di polizia, gli unici a possedere la necessaria professionalità per operare nell’ambito della sicurezza.
Quella che ne esce è una norma che va a istituire una pluralità di organismi costosi e a volte inutili; va a militarizzare la polizia municipale assegnandole funzioni che non le sono proprie; e infine, affida ai privati, servizi di vigilanza e sicurezza che non dovrebbero essere prerogativa del pubblico. Inoltre, non si giustifica la volontà di dare un impianto centralistico ad un tema quale quello della polizia locale che riguarda le singole realtà territoriali.
«Questa legge è un grande inganno. Serve, come ha sottolineato Sasco, a pagare pegno perché il provvedimento è stato promesso in campagna elettorale. Ma una promessa elettorale – ha detto in aula il capogruppo Piero Colussi - non è un dato sulla necessità di sicurezza dei cittadini. dati, invece, sono i numeri dei reati che, guarda caso, nella nostra regione sono diminuiti. E non solo: più del 50% dei crimini accadono in famiglia.
Allora questa legge che istituisce ronde, scuole di polizia, volontari peral sicurezza, è un inganno. Qual è la politica che dovrebbe mettere in atto un legislatore? Quella di rassicurare i cittadini o quella di alimentarne la paura? Alimentare la paura serve soprattutto a stornare l’attenzione dai veri problemi: si strumentalizza così la paura e la si cavalca per guadagnare consenso e potere».

Alessandro CORAZZA

 


 


BRUNETTA: "NO IN STRADA AGENTI PANZONI"
SIULP: QUALCUNO “ARRESTI” BRUNETTA
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI POLITICHE DI SICUREZZA E ORDINAMENTO DELLA POLIZIA LOCALE. Legge regionale 29 aprile 2009, n. 9















 

CORNUTI MAZZIATI E ANCHE CONTENTI

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Molti dei titoli dei giornali di oggi presentano come fallimento dell’Italia dei Valori, il mancato raggiungimento del quorum per la presentazione della mozione di sfiducia. Su una cosa di certo questi hanno ragione: il mancato raggiungimento del quorum della mozione è un FALLIMENTO, ma non per l’Italia dei Valori, ma per l’intera Politica Nazionale, che ancora una volta sembra dimenticarsi di quei Valori, che resero degno del nome Democratico il Nostro Paese.

Democrazia è una parola che da sola non basta a mantenere lo Stato nel Diritto Costituzionale; la Democrazia per sopravvivere ha bisogno di una Politica sana, e di una classe dirigente coscienziosa del proprio fare. In nessun caso si potrebbe mai tollerare se per uno Stato Democratico, si verificasse l’ipotesi che una Politica scaltra utilizzasse la propria azione per giustificare il proprio fine, anziché quello della Nazione che rappresenta. Perché se mai questo accadesse, e se mai esistessero le prove per dimostrare che la corruzione sopravvive incolume  tra le massime poltrone dei vertici Nazionali di quel Paese, allora  si dovrebbe urlare con tutte le nostre voci, perché questo significherebbe che la Democrazia, la Costituzione ed il Diritto di quel Paese, sarebbero in pericolo.

Se questo non accade, se il Popolo di una Nazione non sente la necessità di alzarsi e ribellarsi nei confronti di chi vigliaccamente lo depaupera dei suoi bisogni, allora questo significa che quel Popolo, ha l’attenzione distolta da una classe politica arrogante, che utilizza il potere acquisito per  alimentare le proprie necessità , occultando con leggi costruite su misura e con un’invasione d’idiozie mediatiche, la Verità del proprio fare.
 
 
IDV FRIULI VENEZIA GIULIA


 

L'INSOSTENIBILITA' GOVERNATIVA DEL NOSTRO PAESE




Il nostro Paese sta attraversando una delle fasi più difficili della sua storia. La nostra economia è in una fase di stallo preoccupante ed i provvedimenti dell’esecutivo sono strumenti inefficaci e puramente propagandistici.

A ciò si aggiunge una preoccupante deriva autoritaria di questo Governo, di un presidente del Consiglio che nega i valori della Costituzione, umilia e offende il Parlamento, calpesta le regole, anche quelle morali e, di fronte ad accuse gravissime ed infamanti, non sente il dovere civico e morale di presentarsi davanti al giudice, per tentare di dimostrare la propria innocenza. In nessun altro paese del mondo accadrebbe quello che sta avvenendo oggi in Italia. Nel processo Mills il Tribunale di Milano, seppure con una sentenza di primo grado, ha accertato fatti gravissimi. Siamo consapevoli che si tratta solo di un accertamento di primo grado, non tale dunque da superare la presunzione di innocenza, ma siamo altrettanto consapevoli che i reati contestati sonodi una gravità inaudita, che minano alla radice la figura e l’integrità di chi ha la responsabilità diguidare il Paese, sul piano nazionale ed internazionale.

 

FRIULI VENEZIA GIULIA: INTERVISTA AD ANTONIO DI PIETRO

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di ROBERTA GIANI TRIESTE «Silvio Berlusconi vuole tagliare i parlamentari? Bene. Domani presentiamo il disegno di legge. E, in parallelo, raccogliamo le firme dei cittadini, affinché il premier non possa fare il solito gioco delle tre carte». Antonio Di Pietro gioca d’anticipo e sfida il Cavaliere, quello che ribattezza Capitan Annuncio, sul suo terreno. Al contempo, conferma l’avanti tutta sulla mozione di sfiducia, e ne anticipa il cuore: «Il caso Mills». E il Pd? Il leader dell’Italia dei valori, dopo il gran rifiuto di sabato, non esclude il gioco di squadra. Alle sue condizioni, però: «Non ci interessano passerelle, ma atti concreti, e la nostra mozione lo è. Orsù, dunque, passiamo dalle parole ai fatti». La mozione è pronta? La stiamo definendo in queste ore con i capigruppo di Camera e Senato e domani la illustriamo. Qual è il «cuore»? Chiediamo l’«impeachment» perché la sentenza Mills conferma che Silvio Berlusconi non ha le qualità morali e politiche per guidare il nostro Paese: non solo ha corrotto, ma l’ha fatto
 

PARCONDICIO: AGCOM MULTA RETE 4

SIAMO ALLE SOLITE, CHI POSSIEDE IL POTERE MEDIATICO, NE FA QUEL CHE VUOLE … 

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"Retequattro ha davvero esagerato, al fido Fede e' stata comminata un'ammenda di 180.000 euro. Bruscolini per il suo proprietario Berlusconi, uno degli uomini più ricchi del pianeta. E' chiaro che l'ammenda come sanzione non basta". Lo afferma in una nota Pancho Pardi, capogruppo dell'Italia dei Valori in commissione di Vigilanza, che aggiunge: "lo squilibrio denunciato dall'Agcom riguarda tutte le reti televisive. Non si e' mai vista una campagna elettorale cosi e questo da' la cifra di come Berlusconi sia arrivato con gli anni a un controllo impressionante dei mezzi di comunicazione, soprattutto nel campo delle televisioni". 

Non che sia qualcosa di totalmente inatteso: qualunque osservatore mediamente attento della televisione non si sarà lasciato di certo sfuggire il comportamento deontologicamente non cristallino del telegiornale in questione, a favore dell’opera del Governo.

 


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